Ogni volta che Sara si sofferma a leggere una clausola, la voce dall’altro lato del tavolo dice: «Pensi a tutti quei soldi, e a quanto potranno aiutare la sua famiglia primaria».
Suo marito e suo figlio, dice il funzionario dei servizi sociali, che in effetti sono già abbastanza.
«Il governo», dice il funzionario, «saprà piazzare il suo secondo figlio dove serve».
Il sistema provvederà ad assegnarlo dove causerà meno danni all’equilibrio del pianeta. Dove il rapporto tra il fabbisogno energetico e i consumi pro capite è ancora entro il livello quattro della scala. Non come il loro paese, dice, che ormai è ben oltre il livello sette.
Dopo la convenzione globale Hiber, uno stato al livello sette significa tassazione dedicata per il secondo figlio. Ogni tre mesi, si versa quanto l’imposta su una seconda casa. Qualunque spesa abbia a che fare col piccolo, dai libri scolastici all’apparecchio dentale, non prevede agevolazioni e non si può detrarre. Un secondogenito paga il servizio sanitario per intero. Sui mezzi pubblici e al cinema paga più di un adulto. Se il fratello maggiore ha già ottenuto una licenza di guida, lui non può averne un’altra. Se il fratello maggiore è al parco giochi, lui non può entrare in contemporanea.
In un paese dal livello sette in su sei libero di fare un secondo figlio, ma poi per lo Stato non esiste. Legalmente non può sposarsi, non può votare e non può nemmeno avere un conto in banca, perché il suo codice fiscale è un numero aggiunto a quello della madre. Un marchio, deciso da un referendum, per bollare le stronze avide che se ne fottono dell’ecosistema.
Solo se accetti tutti questi limiti e sacrifici, come Sara, allora puoi crescere due figli.
Ma nonostante tu abbia generato una vita, vieni comunque considerata come assassina dell’intero pianeta. Una sorta di parassita usurpatrice di ossigeno, presuntuosa e incivile.
Se però decidi di venderlo allo Stato prima ancora che nasca, allora a guadagnarci sei tu.
«Visto che valutazione?», dice il funzionario. «Lei porta in grembo un Platino tripla A!»
Sara mordicchia le labbra guardando una tabella. Corruga la fronte, e sforza gli occhi per leggere. Sotto lo sguardo di Sara, un polsino stirato sbuca a coprire metà della tabella, e un dito fresco di manicure le indica l’intersezione tra una riga e una serie di colonne.
«Storia biologica con assenza di tumori e patologie psichiche, nessuna futura alterazione della vista, quoziente intellettivo superiore alla media nazionale per ben tre gradi di parentela diretta».
Il funzionario dei servizi sociali alza le sopracciglia e dice: «Con questi requisiti, fossi in lei avrei venduto anche il primo».
Ogni volta che Sara alza lo sguardo o mostra tentennamenti, il funzionario ex venditore di cosmetici le allunga una ciotola in vetro soffiato che straborda di cioccolatini.
«Non prenda quello rosso, è al rhum», sorride. «Non vorrà pregiudicarsi la Tripla A!»
Ogni foglio firmato dalla madre avvicina il funzionario a uno scatto di carriera.
Ogni autorizzazione al trattamento del feto è un passo verso un ruolo da dirigente.
«Un momento», dice Sara: «la valutazione è molto inferiore a quella di BabyShop».
Sara tira indietro il collo, e allontana la penna dall’ultimo foglio.
Sara dice: «Perché dovrei darlo a voi, a questo punto?»
«Signora, noi abbiamo sociologi e psicologi dell’infanzia…», il funzionario socchiude gli occhi per un momento e sistema una ciocca dietro le orecchie, per poi sorridere. «Qui alla Commissione Demografica abbiamo a cuore la migliore integrazione possibile, nel rispetto della crisi energetica mondiale. Il nostro scopo non è rivenderlo, come fanno le aziende di cui parla. Noi non inseriremo suo figlio in un catalogo con i filtri di ricerca», sospira. «Ma se proprio le interessano i soldi, a lei andrebbero comunque centoventi mila euro, oltre alla serie di esenzioni previste per la sua famiglia primaria».
Sara ascolta i dettagli sui futuri sconti che potrebbe ottenere sui trasporti pubblici di linea e la tassa sui rifiuti. Le agevolazioni che potrà sbloccare per i lavori edili, l’acquisto di prodotti convenzionati, viaggi in treno e biglietti del teatro.
«Le ripeto, lei partorirà un Platino Tripla A», dice il funzionario, «se accetta di farlo esportare dal governo, come recita il nostro programma di ripopolazione delle aree a densità più sostenibile, allora la attende un’intera vita di vantaggiche nessuna azienda privata potrà mai concederle».
Sara arriccia il mento, e i troppi pensieri le spostano lo sguardo. Le zone previste sono le meno urbanizzate del pianeta. I vecchi insediamenti nelle aree desertiche, o i borghi abbandonati tra i monti. Posti sperduti, abbandonati nella corsa alle metropoli del secolo precedente, ma che adesso ospitano le ultime falde potabili e i pochi giacimenti ancora da sfruttare. Terreni scomodi e isolati, ma ancora coltivabili.
«Le assicuro, conosco giovani donne che si ingravidano da anni, di proposito, ma non hanno mai concepito più di un Argento classe Gamma».
Centinaia di lavoratrici in difficoltà con l’affitto, spiega il funzionario, che si presentano ogni mese fuori al laboratorio dei tamponi uterini e genetici. Dopo una notte selvaggia con qualcuno rimorchiato con cura, durante un’attenta selezione ai locali chic del centro, sperano di aver azzeccato la combinazione perfetta per farsi un viaggetto ai tropici. Comprarsi una casa. Essere indipendenti. Scuotendo il capo, il funzionario racconta a Sara che questa ormai è la prassi per molte ragazze, madri single sulla soglia della povertà assoluta, che non riescono a farcela neanche prostituendosi alla vecchia maniera.
«Tanto, se dai test le capita un classe D qualunque, abortiscono. Ma mi creda, c’è anche chi porta a termine la gravidanza per poche migliaia di euro e qualche buono pasto».
E poi ci sono tutti quei Rame basic D con malformazioni o invalidità, prosegue il funzionario, e i discriminati Ferro C, scartati da chiunque perché sotto l’altezza standard. Fino agli umili Argilla classe H, i più sfigati, a cui è interdetto l’accesso a scuole e piscine perché portatori sani dell’HIV o della difterite o del papilloma. Poveri esserini che nascono già schedati come “ripugnanti”, dal corredo genetico costellato di patologie passate e future.
«Eppure vengono sfornati e venduti lo stesso», dice il funzionario, «e lei esita ancora a firmare per ben centoventi mila euro, il pacchetto Platino, la polizza aborto spontaneo e la pensione garantita?»
Le sopracciglia del funzionario schizzano in alto, e i polpastrelli si arrossano a furia di premere l’uno sull’altro. Le unghie smaltate picchettano tra di loro.
Sara distoglie lo sguardo.
«Le piattaforme mi offrono comunque il doppio».
Sara avvicina un dito alla piccola cornice sulla scrivania del funzionario. La foto ritrae una cancellata costellata di siepi, con al centro un buco da cui si intravede un’altalena. Sopra l’altalena, la sagoma di una bambina che dondola.
«Le assicuro, nessuna di loro potrà offrirle le nostre stesse garanzie sulla privacy. Trovano sempre il modo di aggirare le normative. Lei non immagina neanche…»
Sara sorride, sfiorando la cornice con le dita. «Perché, cosa mai potrebbe succedere?»
La schiena del funzionario si ingobbisce in avanti. I solchi delle rughe contornano il sorriso. Il collo, i polsi e i palmi aperti si allungano verso la cliente, come per imprimerle addosso la giusta decisione.
«Innanzitutto, se lei vende un figlio a queste piattaforme private, dove tutti prima o poi abbiamo un account, deve considerare che anche suo figlio finirà col registrarsi lì. E dopo aver inserito i dati e accettato i termini, il sistema incrocerà i metadati anagrafici, sanitari e fiscali per calibrare gli annunci pubblicitari».
Il funzionario punta l’indice verso l’alto e dice: «E proprio in quel preciso momento, pur di vendere l’abbonamento premium “ALBERO GENEALOGICO”,gli algoritmi collegheranno in automatico i vostri profili. Al ragazzo spunteranno banner promozionali del genere “VUOI SCOPRIRE I TUOI VERI GENITORI?”, o notifiche colorate con scritto: “Ci risulta che sei stato condiviso alla nascita. Scopri i tuoi donatori con la settimana di prova gratuita!”.
«Inquietante, no? Ma d’altronde, se uno accetta i servizi, accetta anche le condizioni…»
Il funzionario allarga il sorriso più del solito e allarga le spalle, scrollandole. Ormai ha detto tutto. Scarica via le ultime energie assorbite da quella cliente così difficile. Indietreggia con il busto, come per afflosciarsi sullo schienale. Con una mano si massaggia il collo, con l’altra controlla l’orario. La pausa pranzo è vicina. Lo scatto stavolta non le può sfuggire. Un Platino Tripla A sarebbe l’accordo dell’anno. In tutta la carriera le era riuscito soltanto un’altra volta, ma era già bastato a cambiarle la vita.
Ora servono solo un paio di firme di questa madre indecisa, Sara, che intanto arriccia le labbra e stropiccia il mento con la mano libera.
L’altra accarezza ancora la cornice.
«Quindi, riassumendo, il rischio è che mio figlio in futuro potrebbe scoprire chi sono», la donna alterna lo sguardo tra la foto e il funzionario, «e magari si arrabbierà, e vorrà sapere perché, che faccia ho, che lavoro faccio. Potrebbe perfino cercare informazioni, fino a decidere di presentarsi un martedì qualunque nel mio ufficio, così, con una scusa, solo per guardare in faccia quella stronza che l’ha venduta per una crociera ai Caraibi».
Sara incastra lo sguardo nella foto di quella bambina al parco.
Si sofferma sui capelli, simili ai suoi.
Sul colore degli occhi, la forma delle guance.
Sara alza lo sguardo e gira la cornice per rivolgerla al funzionario.
«Inquietante, no?»
Sara sospira, senza scuotere il capo.
Senza smettere di fissare la persona che ha di fronte.
Gli occhi del funzionario si rivolgono di nuovo verso la stessa cliente, ma con una luce del tutto diversa.
La donna scorre con un dito sotto la collana, come per respirare meglio.
«…Facciamo duecentomila?»
L’autore
Paolo Federico (1989) vive a Roma, dove si è laureato in Scienze della Comunicazione e in Sociologia. Alcuni suoi racconti sono apparsi in riviste letterarie tra cui Bomarscé, Blam, Narrandom, Spaghetti Writers, CedroMag e Lunario. Altri sono risultati vincitori o menzionati in premi letterari e pubblicati in antologie. Nel 2025, un suo romanzo inedito ha raggiunto la selezione ufficiale del Premio Internazionale di Letteratura Città di Como.
